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La Grigia siede al tavolino, ha posato la mimosa sui giornali e ordina il caffè. Quest’anno cade il centenario della “rivoluzione russa”, niente incendio nella fabbrica d’America, si parla solo del volto femminile della rivoluzione. La Grigia sa che l’emancipazione delle donne ha creato una società più giusta.

La ragazza dietro il banco è spigliata. Di lavoro ce n’è per i giovani che hanno voglia di rimboccarsi le maniche! Lavora sette giorni su sette, prende 600 euro più qualcosa sottobanco. La capa è contenta, se continua così, dice, che le rinnova il contratto. Solo una decina d’anni fa la Grigia avrebbe tuonato contro queste condizioni contrattuali e si sarebbe sdegnata anche con la ragazza per la sua totale inconsapevolezza dei basilari diritti del lavoro ma oggi non più: il mondo è cambiato e la Grigia è una che sta al passo con i tempi!

Entra un tipa non più giovane e chiede un caffè doppio. Smonta dal turno, ha gli occhi cerchiati. La vecchia madre non si riprende, il tempo di ricovero massimo coperto dal SSN all’RSA è finito, chi l’assisterà ora? Due stipendi non bastano. Il compagno è stufo marcio, avrà portato il figlio al nido in orario? Qui scoppia tutto! Asciuga via con l’indice una lacrima gocciolata sul bancone accanto alla tazzina di caffè.

Al tavolo in vetrina tre studentesse parlano tra loro, una si rolla una sigaretta che fumerà dopo. In strada, alle loro spalle, passano due fantasmi neri neri, vederle e non vederle è lo stesso. Una signora piegata in due in mezzo alla via  raccoglie la merda della sua cuccia: anche oggi l’ha fatta molle.

D’un tratto la studentessa alza la voce: lei Trump proprio non lo sopporta e nemmeno la feccia che l’ha votato! Una grande vagina le spunta attorno al muso mentre sbraita: “Sessista” con 5 s e “Identitàhhh” e “Genere”.

Anche la Grigia è stata una giovane politicamente impegnata. Lottavano per liberare la donna dalla gabbia famigliare. Facevano gli aborti con le pompe delle bici per restituire il corpo delle donne alle donne! Sistema la montatura sul naso e torna alla cronaca locale. Toh! C’è stato uno stupro ai danni di una quindicenne, sembra che ci sia di mezzo un rifugiato, immediata la protesta dei soliti ignoranti xenofobi. “Presunto stupro” dice la Grigia calcando la voce su “Presunto”.

Grande Vagina, intantocontinua la sua arringa:”Occorre sradicare quei sub modelli culturali intrisi di ignoranza e violenza che si sviluppano, insieme alle loro drammatiche conseguenze, all’interno della famiglia tradizionale! Per questo bisogna entrare nella scuola dell’infanzia!”.

Una coi cappelli corti, sulla cinquantina sorride sotto i baffi. Lei conosce bene queste tematiche, si esprime meglio però perché lei è una copy. Ha promosso un progetto per combattere la violenza sulle donne fin dalla primissima infanzia: “Abolire gli stereotipi di genere per ottenere una società più consapevole!”. Ha ricevuto bei finanziamenti ma poi la giunta è cambiata e quella nuova, espressione dell’ignoranza e dell’odio di questi tempi, ha chiuso tutto. O-mofobi!

La Grigia è soddisfatta: il nipotino fa danza e il calcio non gli interessa affatto. Stasera starà con lei perché sua figlia uscirà con le amiche. Ride di gusto: andranno a cena e poi a mettere le banconote nelle mutande dello spogliarellista.

E’ la festa della donna!

Io non vedo l’ora di tornare a casa, far da mangiare, mettere a nanna il piccolo con la solita fiaba russa di principi e zar e principesse che tessono stoffe sottili e cuociono pani a forma di castelli. Se si addormenta in fretta magari chissà forse uno spogliarello lo improvviso io… Sempre che non sia serata di Champions!

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P.S. Mia mamma non ha mai festeggiato l’8 Marzo. Mio padre puntualmente ogni anno ci portava la mimosa e mia mamma puntualmente ogni anno gli faceva una gran sfuriata perché aveva buttato via i soldi e perché a lei della festa della donna non gliene fregava proprio niente. Per questo mi sembra di farle un torto a ricordarla proprio oggi. Non ricordo un solo attimo in cui mia mamma non fosse intenta in qualche lavoro. Non c’era nulla che mia madre non sapesse creare con le sue sole mani. Maglioni, vestiti, tovaglie, mobili per le mie barbie…Non c’era un pasto che non fosse fresco curato e diverso. La casa splendeva sempre, i nostri vestiti profumavano. Lavorava anche fuori casa. Ieri avrebbe compiuto 63 anni  e l’ 8 marzo io voglio ricordare le donne come lei. Oggi l’unica donna davvero umiliata, offesa, fatta a pezzi e odiata è quella che aspira semplicemente a essere una buona madre. Nemmeno io festeggio l’8 Marzo. Fino a qualche tempo fa potevo permettermi di ricordare alcune battaglie fondamentali, quelle che volevano portare ad una società più giusta ed equa ma oggi, che ho un bambino, è mio dovere contrastare questa ondata di femminismo liberista e individualista che mira a distruggere la società a partire dalla famiglia, dalla madre e dal padre. Tanto più che nel bersaglio c’è proprio mio figlio che vorrebbero programmato a non diventare padre. 

 

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